Ott 28, 2014 - 0 Comments - Uncategorized -

chi è in gabbia veramente?

la-gabbia-mentaleE’ una cultura bizzarra, poco attenta al “con chi viviamo?” che ci ha guidato verso una certa idea del cane. Una idea, quindi una visione, di cane educato, perbene, tollerante, che risponde con impeccabile precisione al sommo galateo canino (in verità umano). L’idea sbagliata. Se mi trovassi a pensare alle mie conoscenze umane ed a giudicarle secondo tale visione, non avrei un solo amico che si possa dire meritevole di frequentazione.

Il “perbene” non esiste o non deve esistere, e per questo fortunatamente esistono tante diverse, e colorate, e folli, e a volte stupide, soggettività. Chi si occupa di dinamiche di relazione tra uomo e cane si trova a combattere contro una cultura che ama gli animali e allo stesso tempo non sa viverseli. Educatori e Istruttori cinofili hanno bisogno anche di promuovere momenti di vera relazione più che mai in questo momento storico sociale, alla luce di come è oggi visto il cane.

Ci sono casi dove, cari colleghi, si ha il bisogno di portare il cane a esprimersi per ciò che è, ciò che vuole e ciò che potrebbe fare. Perché può così apparire e mostrarsi agli occhi di un compagno umano che altrimenti giudica il suo cane nei momenti dove è meno adatto; dentro un negozio, lungo un marciapiede, in casa con gli ospiti, in giardino. E’ un animale sociale, è vero, ma non da salotto o aperitivo.

Poi capita di uscire al parco e vedere il proprio cane correre libero, giocare con altri con complicità e grazia nei movimenti. Vediamo ciò che sa fare e pensiamo a cosa saprebbe fare in una vita diversa dalla sola città così come è pensata oggi.

Quel cane giocoso, interessato, così socievole e capace, ci fa sentire, da umani, chiusi dentro una Gabbia Culturale. Ne sentiamo il peso e la consistenza, della gabbia. Alcuni cercano di esorcizzare questo stato di prigionia umana, costretta a fingere e formalizzare, nascondendosi dietro il muro degli “animali migliori dell’uomo”, che altro non è che un’altra gabbia, apparentemente opposta alla prima ma in verità pure da questa non possiamo vivere il cane per quello che può dare e valere.

Ma non siamo spacciati noi uomini. Abbiamo questa enorme risorsa che può liberarci dalla nostra prigionia.

Gli educatori di cani diventano nell’approccio Cognitivo Zooantropologico degli operatori che intervengono sulla società intera, umana e animale.

Basta promuovere esperienze di vita condivisa, cosa molto importante, per meglio immaginare dove si potrebbe andare o potrebbe arrivare con un cane compagno di viaggio. Occorre stimolare una visione dello stare e convivere con gli animali più aperta, dove una vera urbanizzazione è quella che pensa, prima che alle macchine, a far vivere anche gli animali in città. I numeri degli animali che teniamo vicino ci dicono, dimostrano, che abbiamo bisogno di ibridarci culturalmente per sentirci meglio come uomini.

Per non vivere le pene di una gabbia.